Chi vedrà il Mondiale?


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DATA: domenica 13 giugno 2010




Comunicato Stampa n.  15- per l'edizione di lunedì 14 giugno 2010

                                 Chi vedrà il Mondiale?

Le previsioni dello SportComLab basate sui dati Auditel dell’Euro Coppa 2000-2008, presentate alla 7th International Summer School in corso a Rimini


Proprio nei giorni in cui il Mondiale di calcio è iniziato in Sud Africa, si è parlato pure di sport e televisione durante la 7a edizione dell’International Summer School, organizzata come ogni anno a Rimini dalla Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna, ed ora entrata nella seconda e ultima settimana di attività (6-17 giugno). Infatti lo SportComLab–Laboratorio di Comunicazione sportiva dell’“Alma Mater” ha animato un’intera mattinata, presentando a docenti e a studenti provenienti da 10 università europee i propri studi sul pubblico televisivo dello sport in Italia. I dati Auditel, analizzati dai ricercatori della struttura della Facoltà di Scienze Motorie e del Dipartimento di Scienze dell'Educazione "G.M. Bertin", hanno infatti consentito di ricostruire le scelte televisive fatte dal pubblico italiano nei confronti dei grandi eventi sportivi, svoltisi nel primo decennio di questo terzo millennio.
Dopo la lezione introduttiva su ampiezza e profilo delle audience televisive di Olimpiadi, Paralimpiadi e Campionati europei di calcio svoltisi nel periodo 2000-2008, tenuta dal prof. Stefano Martelli, ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi e Direttore del Laboratorio, i più giovani ricercatori dello SportComLab hanno presentato approfondimenti sul pubblico dei Giochi olimpici svoltisi a Sidney, Atene e Pechino (Prof. Paolo Dell’Aquila), di quello delle Paralimpiadi svoltesi nelle medesime città (Prof.sa Giovanna Russo) e di quello delle EuroCoppe, svoltesi in Belgio-Olanda, Portogallo, e Svizzera ed Austria nei medesimi anni (Prof. Ivo Germano).
La mattinata si è conclusa con un’iniziativa allegra e innovativa. A tutti i docenti esteri presenti alla Summer School il Preside della Facoltà ha regalato una copia della rivista “Sociologia e Politiche sociali”, un numero monografico (il n. 2/2010) dedicato a: La comunicazione per lo sport e la salute, che raccoglie alcune relazioni (Ivan Waddington, Anna Laura Rezende, e i quattro ricercatori dello SportComLab suddetti), presentate nell’edizione 2009 della Summer School riminese.
Ma è possibile prevedere quanti saranno gli italiani che vedranno in tv i Mondiali quest’anno? E quali partite saranno le più seguite, e da chi? E le donne, ignoreranno le partite considerandole uno spettacolo “da maschiacci”, o si appassioneranno al “gioco più bello del mondo”?
Per conoscere quali previsioni fa lo SportComLab, abbiamo intervistato il Prof. Germano (Ricercatore in Sociologia dei Processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi del Molise e membro dello SportComLab), il quale con simpatia ci ha risposto così.


Il legame tra sport, media e investimenti pubblicitari negli ultimi anni è divenuto sempre più stretto. Quanto influisce la conoscenza delle scelte del pubblico, tramite i dati Auditel degli ascolti televisivi, sugli investimenti pubblicitari in campo sportivo?

In maniera molto forte sicuramente, a partire dalla piena globalizzazione televisiva dello sport realizzatasi dal 2000 in poi. Gli investimenti pubblicitari nelle strategie di marketing delle aziende, specie quelle che appartengono al fashion system, hanno impiegato in maniera crescente i dati raccolti dall’Auditel. Vorrei sottolineare in ogni caso che non c’è un automatismo strutturale, ovvero occorre una grande capacità di analisi, affinché tali dati possano essere tradotti in una coerente strategia di marketing.
 In questo caso cambia la prospettiva in merito all’incremento economico e commerciale, e quindi bisognerebbe distinguere  una commercializzazione “ante”, ovvero prima dell’evento –per esempio i gadget, che una volta terminato il circo mediatico sull’evento sportivo finiscono a far polvere– e  una commercializzazione “post”, messa in atto nel periodo successivo l’evento, in cui la forza attrattiva del calcio, come anche quella di altri sport, fa “da traino” nel palinsesto televisivo.
Il calcio è sempre più presente nei programmi delle reti televisive italiane e ciò contribuisce a promuovere grandi investimenti economici nel settore dello sport e del tempo libero.

Tra i dati che lo SportComLab dell’“Alma Mater” ha presentato, ve ne sono pure alcuni curiosi. Come si spiega il fatto che a vedere la nazionale di calcio in tv sono più frequentemente gli abitanti delle Marche, e coloro che vivono in paesi con meno di 10.000 abitanti?

Semplicemente è la persistenza dello strapaese, dell’arci-italianità, è l’Italia di provincia.
In primo luogo perché la provincia calcistica è molto legata agli eventi sportivi, in cui trova una forma di identità che al tempo stesso le consente di distinguersi dalla città, ma anche di condividere la medesima cultura urbana e “moderna”. In secondo luogo perché il vivere nei piccoli centri, nelle Marche, ecc. permette ancora di scambiare quattro chiacchere con gli amici che si incontrano al bar o per strada: così la condivisione delle emozioni vissute guardando in tv un grande evento sportivo svolge ancora l’importantissima funzione di integrare socialmente la gente. Invece l’assistere in una metropoli ad una partita di calcio davanti a un maxi-schermo non produce il medesimo effetto, perché là ci si trova tra sconosciuti e pertanto si percepisce quasi un senso d’isolamento.


Un’altra ricerca condotta dallo SportComLab ha messo in evidenza che tra i grandi eventi sportivi, dopo le partite degli azzurri,  le cerimonie olimpiche attirano il maggior numero di telespettatori. Ciò è avvenuto anche a Pechino 2008, specie per la cerimonia di apertura, cui hanno assistito in media oltre 5 milioni di persone, con un picco d’ascolto di ben 11 milioni. Ma il dato di maggior rilievo è che a seguirla erano più frequentemente donne.
Ciò indica un cambiamento di tendenza, un’apertura verso lo sport da parte di una  categoria solitamente poco interessata allo sport?  O c’è  ancora molto da fare per avvicinare il pubblico femminile allo sport?

La presenza massiccia di donne ci segnala senza dubbio un fenomeno in atto: la categoria rosa è un terreno di ricerca fruttuoso, ma va ricordato che bisogna lavorare ancora tanto per avvicinare le donne allo sport, e non solo, per avvicinare sempre più gente allo sport.
La premessa che vorrei fare, invece, riguarda il calcio, che in Italia è uno sport egemone rispetto agli altri sport che, per quanto siano trasmessi in tv, non riescono ancora ad attirare le masse di telespettatori come fa il calcio, specie quando gioca la Nazionale.
Basti pensare che durante l’ultima edizione degli Europei, oltre 25 milioni di italiani hanno assistito alla partita Francia-Italia, terminata con la vittoria degli azzurri per 2 a 0! In pratica quasi un italiano su due  quella sera –era il 17 giugno 2008– stava di fronte alla tv, e oltre 10 milioni erano donne!
Molto minori, invece, sono i numeri dei telespettatori che assistono agli altri sport. Speriamo che una tale “dieta” di calcio in tv serva ad attirare l’attenzione del pubblico italiano anche sugli sport “minori”, non solo basket e pallavolo, ma anche atletica, scherma, vela …. Ma temo che occorrerà ancora lavorare molto, specie sui più piccoli tramite lo sport a scuola, per far crescere l’esposizione della gente agli altri eventi sportivi e così portarli ai livelli attuali di quelli calcistici.

Un’ultima domanda, un po’ futuristica. Le audience tv degli Europei sono quelle viste sinora; in merito ai Mondiali in corso in Sud Africa, quali previsioni sulle audience tv si possono fare in base agli studi che lo SportComLab ha pubblicato nel volume Lo sport “mediato” (di S. Martelli, Franco Angeli, Milano 2010)?

Questo campionato si presenta come il Mondiale delle trombe –le rumorosissime vuvuzela: non si può ignorarle, sono il suono di sottofondo continuo durante queste prime partite. Questo Mondiale si sta dimostrando un grande evento sociale non solo sportivo, a tratti ricorda gli antichi spettacoli negli anfiteatri romani con tanti suoni a fare da sfondo.
Ma torniamo ai nostri tempi. La novità tecnologica comparsa in occasione di questi Mondiali è lo Smart-mob. Occorrerà vedere se le tecnologie mobili personalizzate si porranno come concorrenti rispetto alla fruizione classica delle partite alla tv –peraltro anch’essa innovata dalla tecnologia digitale terrestre– o se si aggiungeranno semplicemente, consentendo alle persone una maggiore autonomia funzionale e comunicativa.
Una cosa è certa. I canali dello sport “mediato” si stanno moltiplicando, e quindi lo SportComLab è particolarmente impegnato a seguire le trasformazioni della Comunicazione sportiva.



                                                                                                                                  Stefano Martelli
Ordinario di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze motorie
                                                                                  Delegato del Preside per la Comunicazione sportiva 


Per ulteriori informazioni riguardanti l’evento è possibile contattare la Dott.ssa Silvana Porro           [facmot.vocefacolta@unibo.it]